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Uno degli elementi che contraddistinguono un soggiorno nel borgo dell'Agriturismo Montalbino, è la sensazione di sentirsi immersi in un contesto genuino, che recupera dalla tradizione tutti gli elementi tipici della campagna Toscana.
La fattoria è uno dei punti di forza dell'offerta del piccolo borgo. Gli appartamenti sono circondati da 90 ettari di terreno, dove è raccolto il tartufo, coltivati la vite e gli ulivi e allevato il maiale di cinta senese. Stiamo parlando del più toscano fra i maiali: adatto alla vita campestre e a proprio agio solo se lasciato nella libertà del suo unico stato di sopravvivenza, quello brado o semibrado. Più piccolo dei porcelli da cartoons rosa pallido ai quali siamo oggi tutti abituati, con la sua presenza ci rievoca vagamente i tempi passati, quelli in cui i maiali portavano il lutto e già allora si distingueva celando un'orgogliosa voglia rosa sotto setole bianche a cingerle il torace fino agli arti anteriori. Il maiale del Buongoverno Cinta, il sapore del tempo Scheda prelevata da www.terresiena.it La Cinta Senese, originaria anticamente del contado di Siena, è nota a tutti come il maiale dal colletto. Una striscia di pelo bianco gli copre le spalle fino alle zampe e spicca sul manto nero, quasi fosse il marchio di fabbrica. Il bianco e il nero sono infatti i colori della balzana senese. E’ una delle razze autoctone più antiche d’Italia e chi passa da palazzo civico a Siena lo troverà ritratto dal Lorenzetti nel mirabile affresco dell’ Allegoria del Buon Governo. E’ stato fin dai primi anni del ‘900 l’unico suino del Chianti, poi, per gli alti costi di produzione ha rischiato l’estinzione. La Cinta vive allo stato semibrado e questa sua attitudine fa sì che il tempo di accrescimento sia doppio rispetto ai suini a pelo raso. Si è salvata dall’oblio perché alcuni contadini della Montagnola senese hanno continuato a mantenerne pochi esemplari. Oggi sono attivi più di ottanta allevamenti e la Cinta è di nuovo in espansione. L’animale vive in ampi spazi boscosi cibandosi di ghiande, radici, tuberi e tartufi. La grande “rivincita” della cinta senese è dovuta alla maggiore presenza (57%) di grasso oleico o grasso “buono” che rende la carne più gustosa e più sana con un bel colore rosso intenso rispetto quella del maiale (50% di grasso oleico). Ormai di fama nazionale sono le carni a pezzi interi della Cinta: dal filetto all’arista, dal controfiletto al capocollo, alla spalla. Ma di ancora più proverbiale sapidità sono i salumi: i costosi prosciutti, i guanciali, le salsicce e i battuti di lardo con le spezie. A tutela e promozione della razza sono stati fondati la “ Compagnia della Cinta ” (associazione no profit), il consorzio per fini commerciali “ Consorzio della Compagnia della Cinta ” fino alla costituzione (a Siena) del Consorzio di Tutela che ha richiesto la DOP per i prodotti di Cinta. |
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